Matteo 25,31-46

Tutti siamo sempre spaventati dall’esperienza della fine. Il pensiero della morte è una paura inconfessata che abita nel cuore di ogni uomo. E lo è perché in fondo non sappiamo nulla di quel momento, né cosa ci aspetta. Il Vangelo di oggi prende di petto esattamente questo mistero e getta luce su quel buio raccontandoci con precisione su cosa dovremmo fare i conti. In termini cinematografici dovremmo dire che il vangelo di oggi fa spoiler del finale, ma in realtà è proprio sapendo il finale che noi possiamo vivere diversamente la nostra vita. È infatti nelle parole di questo finale che possiamo ripensare l’essenziale del viaggio della nostra esistenza: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Ciò che conta è essersi accorti del fratello che ci è accanto, perché solo quando ti accorgi che esiste qualcosa di diverso da te stesso, allora sei libero da quel grande inferno che è l’egoismo. In fondo chi è troppo concentrato su di sé non riesce mai ad essere felice, è troppo occupato a riempire gli spazi vuoti che lo abitano per accorgersi che ci sono anche altre cose. La carità non è solo un modo di fare del bene agli altri, ma è la grande liberazione di chi è imprigionato e impantanato nel proprio io. Chi non si esercita in questo riconoscimento dell’altro, soprattutto quando soffre, condanna se stesso a una maledizione che lo lascia imprigionato in una perenne lontananza da ciò che conta. Questo è l’inferno: essere lontani da ciò che conta.

Don Luigi Maria Epicoco

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