


In questi giorni abbiamo avuto modo in due momenti diversi ma collegati di riflettere sul perché dedichiamo del tempo e delle energie ai poveri al Centro Andrea.
Ovviamente non c’è un’unica risposta ma insieme alle tante espresse queste ci hanno colpito…
18.2.26
“La Messa del Povero è una perla preziosa. E’ uno scambio d’amore. L’amore parte da Dio e arriva ai volontari ma poi i volontari lo donano agli ospiti che poi lo ridanno ai volontari. Ma parte tutto dall’amore di Dio e fa felice chi partecipa come ospite e come volontario.
Alla Messa del Povero non si arriva casualmente ma è una “chiamata”.
La Messa del Povero è un “rifugio” gestito da Dio. Anche se Dio non si vede c’è!
La Parola di Dio è una medicina per tutti
A Dio non si può restituire tutto quello che ci ha dato… solo una minima parte.”
22.2.26
Atti 17,27 San Paolo (brano aperto a caso)
Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”.
Don Andrea del Sermig 22.2.26
“Vivete una Carità che ha il sapore stesso dell’Eucarestia.
Concepiamo una vita a cassetti. La domenica mattina apriamo il cassetto della Messa del Povero e poi lo richiudo, c’è il cassetto della Messa e poi passiamo ad un altro…
abbiamo anche cassetti egoistici…
La Messa del Povero è due facce della stessa medaglia: La Carità e l’Eucarestia
Il Signore sulla Croce si fa spezzare il corpo per donarsi, come l’ostia al momento della consacrazione si fa vedere rotta…
Nella Messa impariamo ad amare, imparare ad amare vuole dire spezzarsi, condividersi… Quel pane si spezza perché tutti noi possiamo riceverne un pezzetto.
Anche noi dobbiamo spezzare i nostri egoismi…”
Letture in Meditazione 23.2.26
Salmo 15 “L’ospite del Signore”
Signore chi abiterà nella tua tenda? Colui che cammina senza colpa…
Il brano del Salmo ci fa riflettere sui nostri peccati…
Luca 22:54 “Pietro rinnega Gesù” La lettura ci fa meditare sul tradimento di Pietro che per tre volte rinnega Gesù… e dopo il canto del gallo, uscito, pianse amaramente. Ammettere l’errore è il primo passo per superarlo, riconoscere il peccato rompe l’integrità della persona e Pietro sarà colui sul quale Gesù affida la Chiesa.
Gesù ha pregato per Pietro “perché la tua fede non venga meno”
Dio non lavora solo con ciò che è perfetto, ma è specializzato nel ricostruire ciò che è andato in pezzi. La santità non è assenza di crepe ma la capacità di affidarsi completamente a Dio.
Signore, riconosco i miei peccati, sono spezzato, incolla le mie macerie con il tuo amore.
Questa preghiera ricorda che la santità non è l’assenza di crepe, ma la capacità di lasciarsi tenere insieme dall’alto. Dio non lavora solo con ciò che è perfetto, ma è specializzato nel ricostruire ciò che è andato in pezzi.
È essenziale riconoscere di non potersi riaggiustare da solo. Solo un elemento esterno e superiore (l’amore divino) ha la tenuta necessaria per tenere insieme i pezzi di una vita frantumata.
Ritornando al perché dedichiamo del tempo e delle energie ai poveri al Centro Andrea.
Se, nella prospettiva della grazia, la salvezza è un dono di Gesù, il volontariato e le “buone opere” non sono intesi come una moneta per “comprare” il paradiso, ma come la risposta naturale a quella salvezza ricevuta.
Ecco i motivi principali il volontariato ha senso anche se la salvezza è gratuita:
Gratitudine e Amore, non dovere: Il volontariato è un’espressione di gratitudine. Chi si sente salvato e amato da Dio risponde amando il prossimo. Si fa volontariato perché siamo salvati, non per essere salvati.
Volontariato come vocazione (“Salvati per servire”): Siamo chiamati a portare la luce di Cristo nel mondo. Il volontariato è un modo concreto per vivere la propria fede, rispecchiando l’amore di Dio verso chi soffre.
Incontrare Gesù nel prossimo: Secondo il Vangelo, Gesù si identifica con i bisognosi (“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”).
Il volontariato diventa un incontro diretto con Lui.
Fare del bene fa bene anche a chi lo fa. È un modo per riscoprire la gioia di donarsi, combattere l’egoismo, trovare senso e comunità.
In sintesi, il volontariato è la gioiosa conseguenza di un amore già ricevuto, e ricordarci che Gesù si è fatto servitore.
Buon servizio! È un impegno di fatica e responsabilità… ma ne vale la pena…
